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Sagre e Feste Popolari

Die dessa Sardinia

Sa die de sa Sardigna è la festa del popolo sardo che ricorda i cosiddetti "Vespri Sardi", cioè l'insurrezione popolare del 28 aprile 1794 con il quale si allontanarono da Cagliari i Piemontesi e il viceré Balbiano in seguito al rifiuto del governo torinese di soddisfare le richieste dell'isola titolare del Regno di Sardegna.

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Il primo maggio a Cagliari è, tradizionalmente, il giorno di Sant'Efisio, personaggio la cui vita è avvolta in un alone di leggenda. C'è chi sostiene che provenisse da Gerusalemme come soldato, per perseguitare i Cristiani ma, per un evento miracoloso che si verificò Sant'Efisdurante la traversata, si convertì al Cristianesimo, per cui, giunto in Sardegna, si impegnò nella battaglia contro i Babari.

Quando l'imperatore Diocleziano apprese della conversione di Efisio cominciò a diffondersi. In seguito venne gettato in una fornace ardente da cui uscì indenne. Si parlò di miracolo e questo facilitò, negli anni che seguirono, la diffusione della dottrina cristiana in tutta l'isola. Infine l'imperatore romano Flavio ne ordinò la decapitazione. Si fracconta che il suo martirio ebbe luogo a nora, nelle vicinanze di Cagliari, nell'anno 305 d.C. Narra ancora la legenda che egli, prima di morire, avesse pregato Dio perchè proteggesse Cagliari dalla carestia e dai barbari.

Quando, nel 1646, la peste scoppiò a Cagliari in maniera massiccia, tanto da uccidere diecimila persone, la città invocò Sant'Efisio, promettendogli un rito solenne in cambio di un suo intervento miracoloso e salvatore. La perste cessò e la città mantenne la promessa.

Nel maggio 1657, i cittadini di Cagliari trasportarono un simulacro di Sant'Efisio dalla città fino alla chiesa di Nora. Da allora, una volta all'anno, l'1 Maggio, la statua del santo viene portata fino al luogo del martirio dove rimane fino al 4, quando viene restituita alla Chiesa di Stampace, il quartiere storico Cagliaritano, dove si trovano la chiesetta e il carcere nel quale Efisio venne imprigionato e torturato.

Nei secoli, la cerimonia è diventata sempre più sontousa e di vaste proporzioni. iniziata come festa cittadina è diventata, gradualmente, festa per tutti i sardi che giungono da ogni parte dell'isola per rendere omaggio al Santo. Narra ancora la leggenda che, negli anni 1792-3, sia stato proprio sant'efisio a difendere la sardegna dall'invasione francese, facendo deviare con il proprio busto, a mò di scudo, le palle dei cannoni nemici.

La protezione di Sant'Efisio, quindi, non verrà mai meno fintanto che i Sardi gli renderanno onori e preghiere.

Il primo di maggio, dunque, è sempre e soltanto dedicato alla sua venerazione. già da alcuni giorni prima fervono i preparativi: gli uomini della Arciconfraternita, custodi della tradizione, le consorelle e tutto l'antico quartiere di Stamapace si dà da fare: per vestire a festa il simulacro, per ripulire la piazzetta e per abbellire i balconi delle stradine tutto introno.

La mattina, prima che il Santo si avvi per Nora, viene celebrata una messa solenne, mentre i miliziani,  is traccas (carri a buoi ornati e decorarti) e le persone abbigliate coi tradizionali costumi locali, arrivate da ogni dove, si radunano all'esterno della Chiesa.

il Carradore, colui che ha agghindato i buoi che trasporteranno l'effige del Santo, conduce il cocchio dorato fin dentro la chiesa.

Verso mezzogiorno inizia la processione, che si snoda attraverso le vie di Stampace e poi giù, verso la via Roma, fino ad immettersi nel viale La Playa.

I Carabinieri a cavallo aprono la parata seguiti dalle traccas riccamente adornate di arredi e suppellettili che, in tempi antichi, rappresentavano uno status symbol per la famiglia che li possedeva. Le traccas vengono seguite, a passo lento, da uomini e donne, abbigliati con costumi tradizionali, che mostrano ceste di cibi e dolciumi del loro paese. I cavalieri del Campidano, con il loro caratteristico abbigliamento, cavalcano da soli, oppure portano con se, in sella, le donne adornte, da capo a piedi, con gioielli antichi e di splendida fattura.

Poi giungono le miliezie armate a cavallo, che rappresentano i tre quartieri storici della città, anch'essi vestiti coi costumi tadizionali.

 

Un tempo, questi uomini avevano il compilo e l'onore di proteggere dai briganti il cocchio dorato del Santo lungo la strada che lo condu­ceva a Nora. Seguono i membri della Guardiania, is dottoris, un tempo scelti fra i nobili e le classi più elevate. 
Dietro avanza il Terzo Guardiano con lo stendardo dell'Arciconfraternita. Appare, quindi, l'Alter nos, con il frac e con il cappello a cilindro. Un tempo rappresentava il viceré, oggi rappre­senta il sindaco di Cagliari. Al collo porta una catena d'oro con un medaglione: il "Tosòn d'oro", ordine cavalleresco fondato nel XV secolo per diffondere il cattolicesimo, che veniva conferito a re, principi e alti dignitari. La cillà di Cagliari ne fu fregiata nel 1679. Seguono, a cavallo, il cappellano e i membri dell'Arciconfraternita. TI passaggio del cocchio viene preceduto da otto lanterne dorate e dai suonatori di launeddas.

I fedeli seguono, a piedi, il percorso della processione. Man mano che il carro, fiancheggiato da due carabinieri, si avvicina al porto, fischiano le sirene delle navi e le ovazioni e le preghiere si intensificano. La piccola statua del XVll secoloori sardi raffigma Efisio, vestito da soldato romano, ma con balletti e barbetta appuntita, secondo la foggia spa­gnola del periodo. La processione cittadina si scioglie nel viale La Plaja, ma prosegue verso Nora in modo più sobrio e intimo.

Il cocchio col Santo viene accompagnato soltanto dai carabinieri, dai rappresentanti religiosi e da un numero limitato di fedeli che devono adempiere ad un voto. La processione viene interrotta da molte soste: la prima nella chiesetta di Giorgina, dove al Santo ven­gono cambiate le vesti sontuose e gli si fa indossare una "tenuta" più semplice, mentre il cocchio dorato viene sostituito con un carro di campagna. Le altre soste tradizionali sono alla spiaggia di La Maddalena,dove i fedeli giunti da Capoterra (anlica Villa Sant'Efisio) gli rendono omaggio; nella borgata di "Su Loi", poi a Villa d'Orri, fra le palme e gli ulivi, dove Sant'Elisio "riposa" per un po' nella cappelletta della villa che ospitava Carlo Felice, quando la corte sabauda soggiornava a Cagliari. All'imbrunire è accolto a Sarroch dalla banda e da un folto gruppo di fedeli.

Dopo un'altra messa, il Santo trascorre la notte nella chiesa di Santa Vittoria. La sosta finale è a Nora, il luogo del martirio del Santo, dove viene portato, a spalla, in processione lungo la spiaggia, fra le rovine del­l'antica città romana, accompagnato dal dolce suono delle launeddas.

II 4 maggio Sant'Elisio rientra a Cagliari, nuovamente vestito con gli abiti della festa e adornato con i preziosi gioielli che, in tanti secoli, i fedeli gli hanno donato come ex-voto, per grazie ricevute o solo per puro fervore religioso.

E' quasi buio, quando il cocchio arriva a Cagliari, preceduto dalle Milizie che gli sono andate incontro fino a Giorgina, per scortarlo e ricondurlo a casa "Sano e Salvo". I Cavalieri lo precedono al galoppo e la folla è più esigua rispetto a quella che lo aveva accompagnato nel viaggio dell'andata. L'atmosfera creata dalla luce dei ceri che si staglia nel tramonto cagliaritano, che già profuma d'estate, è molto suggestiva e ricca di religiosità profonda. La Chiesetta di Stampace tutta illuminata gli rende omaggio con una Messa solenne. 

Il simulacro del Santo resterà esposto fino al 25 maggio e per tutto il mese si celebreranno i novenari e si canteranno is goccius per Efis martiri gloriosu.

Per Sant'Efis, il primo di maggio, un tempo a Cagliari la gente indossava un bel vestito nuovo, se poteva: i maschi almeno un capo di velluto, e le femmine di più, ma quanto meno le scarpe di vernice. Era la festa grande: era d'obbligo incignare qualche cosa, e poi sfoggiarla: per fare onore al santo ed allegria al convegno.  Non è rimasto solo questo, delle usanze antiche, devozione a parte: ma il vestirsi bene, il far vedere il meglio che ognuno può permettersi si, per la festa di Sant'Efis, Oramai, è diventata un'occasione di sfoggio per tutta la Sardegna; è la festa sarda del vestito buono, che oggi è convenuto sia il costume antico.

E non senza moltissime ragioni, quasi tante quanti sono paesi di Sardegna: coi verdi l Campidano, gli azzurri sulcitani, rossi di Barbagia, in Gallura chiaroscuri e dappertutto altre sorprese in panni, in ori, argenti, coralli e altri monili.  Già per la festa grande un tempo dappertutto s'indossava l'abito migliore, e meglio ancora se l'abito era nuovo. Come il giorno delle nozze.

Oggi, qui, nel capoluogo di Sardegna, quest'uso si conserva trasformato in un'esibizione popolare, in sagra del costume, mostrando Sant'Efisio - costume sardoe ricordando come si presume ch'eravamo: com'eravamo al meglio, quando si faceva festa e perciò il meglio era dovere.

E qualcosa ch'è successo a poco a ge antiche si lasciavano a favore dell'abito borghese universale che mortifica i colori ed unifica le fogge, a favore dell'anonimo grigio londinese, del taglio parigino, i vestiti sgargianti d'altri tempi, ogni anno hanno preso a comparire, almeno a maggio, per mostrarsi a Sant'Efisio.

E a mano a mano lo sfoggio dei vestiti d'altri tempi, tutti insieme in processione, ha reso chiaro a tutti E a mano a mano lo sfoggio dei vestiti d'altri tempi, tutti insieme in processione, ha reso chiaro a tutti che tutti pensavano severa: così è diventato un punto d'onore venire qui a mostrarli a Sant'Efisio, i costumi diversi dei paesi, muovendo da ogni luogo, dall'urbano quartiere di Stampace agli stazzi lontani di Gallura.  

Il primo maggio, anche per questo, fa turismo, a Cagliari: è la prova generale d'una grande esibizione del meglio che si pensa sia bene mostrare al forestiero. Ecco perchè per un luogo sardo diventava quasi un'onta mancare l'occasione di mostrarsi alla sfilata dei costumi; o delle traccas, le roulottes antiche per uscire in scampagnata nelle sagre a primavera, oggi acconciate a piccoli musei di cose un tempo casalinghe: e se bisogna mostrare, si esibisce il raro e il bello, che si sa è questione di gusti e d'opinioni.  

Ma le fanciulle nei costumi antichi devono essere di quelle che non c'è chi non le guardi, sebbene in processione si sfili con modestia. E sono loro che spesso vi strappano l'applauso e con sorrisi parchi vi ringraziano offrendo i dolci d'una volta nei cestini di vimini o asfodelo. Tutti fanno sul serio.

 
Oggi a Cagliari
Dom Set 05 @10:00 - 09:00
Collezione di incisioni Nicola Valle
Fair Sunny Partly Cloudy
22C 30C 29C
Domenica Lunedì Martedì
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